Giuseppe Largina

Di Giuseppe Laregina


Da maggio 2020 dedico buona parte del mio tempo libero ad un progetto che ho chiamato “Giovani senza Capo” 100% Pro Bono e 100% Pro Giovani. 

Tutto è nato in pieno lockdown, quando sono inciampato in un post su Linkedin che riportava il grido di dolore di una ragazza che si scagliava contro il muro di gomma che impediva ai giovani di entrare nel mondo del lavoro. 

Mi sono ritrovato in quell’assalto al sistema, ero nelle stesse condizioni 30 anni addietro, ed allora decisi di rispondere evidenziando come in un mare di mediocrità ci sono eccezioni sia a livello di Aziende che di Capi che possono rappresentare un ponte che aiuta a scavalcare un muro che pare invalicabile. Aggiunsi che i giovani devono capire che occorre costruire un patto e non una guerra tra generazioni se vogliono entrare nel castello chiamato lavoro. 

Scrissi alla mia giovane. e parecchio arrabbiata. interlocutrice che la chiave di tutto sta nel trovare buoni maestri da cui poter imparare un mestiere ed aggiunsi che per farlo occorre la pazienza di ascoltare perchè si impara un mestiere giorno dopo giorno dicendo grazie a chi ce l’ha insegnato al meglio.  

Riconoscere i meriti dei nostri maestri ci aiuterà ad affrontare la sfida di essere bravi come e più di loro. 

Quello che in estrema sintesi racconta Kobe Bryant in un video, siamo quello che diventiamo grazie a persone che si sono prese cura di noi, perchè l’essenza della leadership sta nella capacità di prendersi cura degli altri sempre e comunque e cresciamo solo se ci ispiriamo a modelli che danno del tu all’eccellenza. 

Dopo questo pistolotto di natura filosofica abbiamo iniziato a dialogare via Zoom e lo abbiamo fatto dandoci un metodo e definendo le nostre regole del gioco, ossia: 

Premessa: aiutare una persona ha in generale un fondamentale prerequisito, quella persona deve aver voglia di farsi aiutare. 

Approccio: ad ogni domanda rispondi sempre con estrema sincerità, perché io posso aiutarti facendoti delle domande, ma non puoi che essere tu a trovare le risposte e ricorda, se ti racconti delle favole corri un grande rischio: potresti finire col crederci… 

Dopo questa prima esperienza, inserendo una barriera all’ingresso (la conoscenza di Alessandro Mannarino), si sono aggiunte altre interlocutrici ed altri interlocutori e dopo molte ore di Zoom trascorse a dialogare con i giovani vorrei condividere il mio punto di vista su alcune aree di lavoro su cui intervenire per migliorare se non il nostro Paese, almeno il nostro umore: 

Migliorare il livello di conoscenza del mondo lavorativo in ambito scolastico: 

  • Aziende: non vanno per spiegare, ma vanno per promuoversi. Ergo non sono di nessun aiuto per i giovani, assistiamo solo alla triste deriva del Marketing che si è impossessato della Funzione HR (presente Alien?) 
  • Ragazzi: non sanno quasi mai chi fa cosa in un contesto lavorativo, quali sono le soft skill che cerchiamo in un giovane e spesso si riempiono la testa di stereotipi e “pre-giudizi” (lo vivo de visu ogni volta che in Università cerco di spiegare che c’è vita al di fuori del Pianeta Marketing, esempio nelle Vendite …) 
  • Professori: anello spesso e volentieri debole della catena …, molti non conoscono le Aziende non avendoci mai lavorato e a volte hanno una sorta di “superiority complex” rispetto al mondo del lavoro (per fortuna ci sono delle mosche bianche che si muovono in direzione ostinata e contraria, ma sono ancora troppo poche) 

Effettuare un censimento delle Top 200 Aziende basate in Italia lavorando su kpi semplici per contrastare la retorica da “Fabbrica degli stagisti”: 

  • numero di stage attivati in un anno 
  • valore in € del rimborso offerto per uno stage (minimo, massimo, media e moda) 
  • % di stagisti assunti con contratto a tempo determinato ed a tempo indeterminato (aiuterebbe a stanare le Fabbriche degli Stagisti, una sorta di riproposizione delle Piantagioni di Cotone dell’Alabama dell’800) 

Costruire reti territoriali per favorire concretamente ed in maniera fattuale una cultura dello stage finalizzato all’assunzione: 

  • stage realmente finalizzati all’ingresso in azienda abolendo la ruota in cui a turno far entrare un nuovo criceto 
  • vero mentorship per gli stagisti, ossia meno fotocopie e più domande rivoluzionarie tipo: “tu cosa ne pensi?”, “tu cosa proponi?”. Qualche fotocopia in meno e parecchi neuroni in più in buona sostanza … 
  • scambio reale ed efficace tra mondo della scuola e mondo del lavoro attraverso la reciproca contaminazione azzerando quei tristi banchetti dove “mi dai un curriculum e in cambio ti regalo un cioccolatino …” 

Tutto questo è, per la mia esperienza del mondo del lavoro e della scuola, quasi tutto da costruire. 

Di fiscalità generale (tasse di noi cittadini) l’istruzione di una persona che parte dalla materna ed arriva all’università costa circa 150.000 euro, ergo ogni volte che 1.000 ingegneri italiani partono dall’Italia per andare in Germania o in Danimarca regaliamo a questi paesi non solo ragazzi e ragazze ben istruiti/e, ma garantiamo loro un risparmio di 150 milioni di euro, e da Berlino e Copenhagen non arriva neppure un biglietto con scritto “Grazie”. 

Solo questo mi fa impazzire sia da padre che da contribuente, per invertire la rotta però serve che il Nostro Paese smetta di essere sempre ultimo o penultimo in ogni graduatoria di merito a livello europeo (% laureati sul totale della popolazione, % laureati assunti a 3 anni dalla laurea …), che dallo storytelling dei social si passi al ruvido storydoing della realtà.  

A questo aggiungo un sogno, che la Funzione HR diventi il motore del cambiamento arrivando a lavorare per scovare il potenziale e per valorizzare le attitudini di ogni persona che appartiene all’ecosistema Azienda, sulla falsariga di quanto scritto da Michael Roach ne “Il tagliatore di diamanti”:  

“Ho fatto colloqui e assunto centinaia di persone, la maggior parte delle quali ebbe un discreto successo. Ovviamente, cercavo sempre le solite qualità: integrità, lealtà, spirito di corpo, considerazione per gli altri, intelligenza e onestà. A dire il vero, non mi preoccupavo tanto delle effettive capacità: la mia esperienza m’insegna che la mente umana è così potente che in un tempo relativamente breve è possibile insegnare a chiunque a svolgere qualsiasi tipo di lavoro esistente al mondo, mentre servono anni per sradicare alcune pessime abitudini e caratteristiche personali, come mentire o mancare di rispetto agli altri, che guastano un lavoratore molto più della mancanza di capacità tecniche.” 

Potessi disegnare un mondo del lavoro ideale le 3 parole per descriverlo sarebbero: 

1) Competenza 

2) Meritorietà 

3) Impegno 

Raggiungere questo “mondo ideale” dipende tantissimo da chi occupa posizioni di responsabilità nelle Organizzazioni Aziendali. 

Servirebbe un quotidiano impegno collettivo nel promuovere questi 3 aspetti perché stiamo entrando in un periodo ruvido in cui non possiamo più permetterci il lusso di promuovere i “Servi Sciocchi” che quotidianamente pettinano il nostro ego. 

Ai giovani con cui collaboro dico sempre: 

1) Scappate immediatamente da Aziende che vi affidano a capi incapaci. Se non lo fate saranno la vostra rovina 

2) Fino a 30 anni non badate a quello che state guadagnando, ma solo a quello che state imparando. E’ li la vera ricchezza 

3) Imparare un mestiere richiede tempo, impegno, pazienza e la fortuna di trovare qualcuno che voglia investire il suo tempo nell’insegnarti qualcosa. 

Solo se avrete della professionalità da offrire al mercato del lavoro potrete essere liberi di scegliere dove e con chi lavorare 

Ad ogni persona che abbia l’obiettivo di ricoprire appieno il ruolo di Guida della Funzione HR invece consiglierei queste  3 semplici regole, attenzione siamo alla Scuola Materna del Management lezione su aste e barre, quando valutano un “Capo/Leader”: 

1) Non sai delegare e sei una frana nel coaching? Fare il Capo NON è il tuo mestiere! 

2) Sei interessato solo a te stesso e gli altri son solo un trampolino per innalzare il tuo Ego? Fare il Capo NON è il tuo mestiere! 

3) Sei incapace di trasferire l’Etica dei Comportamenti alle persone di un Team? Fare il Capo NON è il tuo mestiere! 

Una delle mie frasi preferite dice che: “Viene il momento in cui devi smettere di aspettare l’uomo che vuoi diventare e cominciare a essere l’uomo che vuoi essere.”, è di Bruce Springsteen e mi piacerebbe vederla applicata al mondo del lavoro, riuscire a diventare grandi insomma. 

Scarica la rivista in formato PDF, al suo interno troverai lo Speciale Reskilling.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here